Attualità: avviata consultazione sulle nuove misure di polizia

Il terrorismo di matrice jihadista è una realtà che interessa anche la Svizzera. Il nostro Stato di diritto deve confrontarsi con un fenomeno del tutto nuovo nella sua forma e nella sua dimensione, divenuta ormai globale.

Nel 2015 il Consiglio federale ha adottato la Strategia della Svizzera per la lotta al terrorismo. La strategia mira in particolare a prevenire attentati sul territorio nazionale, a impedire l’esportazione del terrorismo e il sostegno ad atti terroristici dal territorio nazionale. Le misure previste dalla strategia concernono l’intero processo di radicalizzazione di un soggetto, dalla fase iniziale a un eventuale procedimento penale, compresa l’esecuzione della pena, fino alla sua reintegrazione nella società. Gli attuali strumenti per la lotta al terrorismo sono stati analizzati e sono state individuate le lacune da colmare.

Pacchetti di misure complementari

Per colmare le lacune individuate sono stati elaborati vari progetti. Il Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento, adottato a fine novembre 2017, contempla provvedimenti di prevenzione e reintegrazione che esulano dai compiti in materia di sicurezza. La revisione parziale del Codice penale (CP), decisa dal Consiglio federale il 14 settembre 2018, mira inoltre a rafforzare gli strumenti nell’ambito del perseguimento penale.

La legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT), posta in consultazione l’8 dicembre 2017, intende integrare il Piano d’azione nazionale, laddove le misure adottate nell’ambito di quest’ultimo non risultino sufficienti, in particolare nella fase iniziale della radicalizzazione di una persona, quando non vi sono indizi sufficienti per giustificare l’apertura di un procedimento penale, nonché al termine dell’esecuzione della pena, ovvero dopo che la persona radicalizzata ha scontato la pena. Con la revisione parziale del CP s’intende potenziare il dispositivo penale contro il terrorismo. Il reclutamento, l’addestramento e i viaggi a fini terroristici saranno infatti puniti e le sanzioni penali verranno inasprite.

Grafica: fasi della legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo

Come funziona?

Le misure sono sempre adottate dopo l’esame del singolo caso e si completano a vicenda:

Panoramica delle misure di polizia

Le misure perseguono un duplice obiettivo: impedire alla persona in questione di partire verso le zone di conflitto e isolarla dall’ambiente criminogeno con il quale ha contatti, allo scopo di impedirne la radicalizzazione.

a) Per impedire che la persona si rechi in una zona di conflitto:

  • il divieto di lasciare il Paese nonché il sequestro o la messa al sicuro dei documenti di viaggio: per impedire che una persona lasci la Svizzera può essere pronunciato il divieto di lasciare il Paese accompagnato dal sequestro o dalla messa al sicuro dei documenti di viaggio;
  • l’obbligo di presentarsi presso un’autorità designata: una misura analoga è già adottata nel quadro della tifoseria violenta. La misura persegue tre obiettivi principali, ovvero impedire che la persona si rechi all’estero, seguire l’evoluzione del suo comportamento nel corso dei colloqui e segnalare alle autorità estere l’eventuale mancato rispetto dell’obbligo di presentarsi. In tal caso le autorità estere possono pronunciare misure quali il divieto di entrata nel loro territorio;

b) Per isolare la persona dal suo contesto criminogeno:

  • il divieto di lasciare e di accedere ad aree determinate: si vieta a una persona di accedere a un’area determinata per un periodo prestabilito. Nei casi più gravi può essere pronunciato il divieto di lasciare un immobile (arresti domiciliari);
  • il divieto di avere contatti: a una persona può essere vietato di mettersi in contatto con persone che potrebbero avere un’influenza negativa;
  • la sorveglianza discreta: consente di ottenere informazioni sulle entrate e le partenze della persona in questione. Ciascun passaggio da un Paese all’altro viene registrato nel SIS. In tal modo si garantisce che le autorità del Paese in cui si trova la persona ne siano informate.

Tali misure sono accompagnate da ulteriori misure di controllo e di esecuzione, tra cui la localizzazione tramite telefonia mobile o l’impiego di apparecchi tecnici di localizzazione quali i braccialetti elettronici. Esse trovano applicazione soltanto nel caso in cui le altre misure preventive risultino inefficaci. Questo dispositivo di misure è concepito infatti come un meccanismo a cascata: quando una misura più lieve risulta insufficiente, si passa a una misura più incisiva. Le misure sono inoltre limitate nel tempo e le relative decisioni possono essere impugnate dinanzi al giudice se la persona interessata non è d’accordo.

I media hanno riportato il caso di un giovane ginevrino partito dalla Svizzera con l’intento di unirsi alla jihad. Quando il giovane aveva cominciato a radicalizzarsi, le persone a lui più vicine avevano segnalato i propri timori alle autorità di polizia. I sospetti che gravavano sul giovane non erano tuttavia sufficienti per avviare un procedimento penale. Inoltre, la polizia non aveva alcuno strumento per trattenerlo in Svizzera, in quanto non era ancora prevista la possibilità di pronunciare misure al di fuori di un procedimento penale. Il giovane ha fatto in seguito ritorno in Svizzera e ed è oggi oggetto di un procedimento penale.

Con la nuova legislazione, sarebbe stato possibile adottare misure complementari previste dal Piano d’azione nazionale e dalla MPT, tra cui l’obbligo di presentarsi, il sequestro dei documenti d’identità e il divieto di avere contatti con determinate persone al fine di separare il giovane dall’ambiente sociale negativo con cui intratteneva contatti. Con l’ausilio di tali strumenti, le autorità sarebbero state meglio equipaggiate per affrontare la situazione.

Ulteriori misure poste in consultazione

Indagini in incognito
La lotta al terrorismo si configura anche come azione di contrasto contro le organizzazioni criminali. Queste organizzazioni, comprese quelle di stampo terroristico, utilizzano Internet e i media sociali per fare propaganda, reclutare nuovi seguaci, pianificare reati e impartire le pertinenti istruzioni per la loro commissione nonché per comunicare.

Oggi è risaputo che le organizzazioni terroristiche come lo «Stato islamico» o «Al-Qaïda» si finanziano con attività criminali. Per comprendere le reti criminali e il loro modus operandi, fedpol deve poter utilizzare specifici strumenti di indagine, anche al di fuori del procedimento penale. Deve dunque avere la possibilità di condurre indagini in incognito su Internet e nei media sociali, in quanto si tratta dei canali di comunicazione privilegiati delle organizzazioni criminali.

fedpol deve inoltre poter segnalare le persone potenzialmente pericolose nel Sistema d’informazione Schengen SIS e nel sistema di ricerca informatizzato di polizia RIPOL ai fini di una sorveglianza discreta.

Motivo di carcerazione in vista dell’espulsione
Le misure di polizia volte a contrastare il terrorismo sono pronunciate nei confronti di cittadini svizzeri e persone che non possono essere espulse in quanto i diritti umani fondamentali non sarebbero rispettati nel rispettivo Paese di origine. L’espulsione può invece essere eseguita nel caso di cittadini stranieri radicalizzati. Nel caso questi ultimi siano giudicati come persone potenzialmente pericolose, è essenziale poter procedere alla carcerazione in vista della loro espulsione. La legislazione attuale non consente la carcerazione per minaccia alla sicurezza interna ed esterna della Svizzera. L’avamprogetto prevede ora, pertanto, un nuovo motivo di carcerazione in vista dell’espulsione, ovvero nei casi in cui la persona rappresenti una minaccia per la sicurezza interna ed esterna del Paese.

Miglioramento dello scambio d’informazioni
L’avamprogetto intende migliorare anche lo scambio d’informazioni tra il Corpo delle guardie di confine, le autorità doganali, la polizia dei trasporti delle FFS, la Segreteria di Stato della migrazione, il Servizio delle attività informative della Confederazione e fedpol, a cui compete ordinare le nuove misure di polizia. Contiene inoltre anche una disposizione che consente a fedpol e ai Cantoni di raccogliere e scambiare informazioni utili per il trattamento dei casi. In questo modo viene dato seguito a una delle raccomandazioni del Piano d’azione nazionale, che è stato presentato il 4 dicembre 2017.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 15.03.2019