Lotta al terrorismo di matrice jihadista: la task force presenta il primo rapporto e attua le prime misure

Parole chiave: Terrorismo

Comunicati, fedpol, 26.02.2015

Berna. La task force incaricata di contrastare i viaggi con finalità jihadiste ha presentato il suo primo rapporto in cui analizza la situazione attuale in Svizzera, descrive la necessità d’intervento come pure le misure già attuate e delinea possibili nuove misure da adottare.

Nella sua analisi della situazione di minaccia, la task force giunge alla conclusione che dal 2012 è riscontrabile in Europa e quindi anche in Svizzera un aumento della minaccia generale costituita dai volontari della jihad. La Svizzera può essere interessata sotto vari aspetti, sia come Paese di transito o di provenienza di tali volontari sia come nuovo luogo di dimora. Inoltre, la perpetrazione nel nostro Paese di attentati come quelli compiuti a Parigi o a Copenaghen non può essere esclusa a priori. I mezzi esistenti per contrastare il terrorismo di matrice jihadista sono quindi sottoposti ad attente verifiche e, laddove necessario, potenziati.

Chi intraprende un viaggio con finalità jihadiste di regola percorre cinque fasi: la radicalizzazione, il viaggio verso la zona di conflitto, l’impiego sul posto, il ritorno e il post-viaggio. Per ciascuna di queste fasi il rapporto della task force illustra i mezzi di accertamento e d’intervento già disponibili ed evidenzia ulteriori misure adottabili. L’analisi eseguita dalla task force poggia anche su informazioni ed esperienze maturate da altri Stati europei. Una nuova sfida è rappresentata dai singoli individui che si radicalizzano nel luogo in cui vivono senza tuttavia recarsi nelle zone di conflitto. Gli attentati di Ottawa, Parigi e Copenaghen insegnano che tali individui rappresentano una minaccia seria da non sottovalutare.

Prime misure attuate

Il rapporto della task force presenta le misure che, vista l’esistenza delle basi giuridiche e delle strutture appropriate, sono state già attuate dalle autorità. Tra tali misure si annoverano lo scambio d’informazioni accelerato tra i servizi svizzeri interessati, l’intensificazione delle prese di contatto a fini preventivi da parte del Servizio delle attività informative della Confederazione e l’allestimento di un catalogo specifico di domande per le audizioni in materia di asilo.

Altre misure sono ancora in fase di valutazione, sia perché occorre prima creare le basi giuridiche necessarie sia perché le strutture appropriate non sono ancora disponibili. Per quanto concerne l’allestimento di una hotline telefonica per famiglie preoccupate vanno, ad esempio, dapprima valutate le esperienze maturate all’estero. Anche l’utilità e la proporzionalità dei divieti di espatrio devono essere oggetto di valutazioni approfondite. Occorre infine considerare che un eventuale adeguamento delle basi giuridiche andrebbe comunque sottoposto alla procedura legislativa ordinaria.

Mandato e composizione della task force

Nel giugno 2014 è stato istituito un gruppo di lavoro, diretto da fedpol, incaricato di esaminare la problematica correlata ai viaggi intrapresi con finalità jihadiste. Nell’ottobre 2014 il Comitato ristretto Sicurezza, un organo istituito dal Consiglio federale e composto del segretario di Stato del DFAE, del direttore del SIC e della direttrice di fedpol, ha deciso di trasformare il gruppo di lavoro in una task force e di affidarle un mandato formale.

Nella task force collaborano tutte le autorità interessate dal tema in questione, segnatamente fedpol, il Servizio delle attività informative della Confederazione, il Ministero pubblico della Confederazione, la Direzione politica e la Direzione del diritto internazionale pubblico del DFAE, il Corpo delle guardie di confine, la Segreteria di Stato della migrazione, l’Ufficio federale di giustizia, la polizia aeroportuale e i comandanti dei corpi cantonali di polizia.

In sintonia con gli sforzi profusi dagli Stati partner europei e con la risoluzione delle Nazioni Unite 2178 (2014), la task force persegue gli obiettivi seguenti:

  • prevenire l’esportazione di atti terroristici dalla Svizzera verso le zone di conflitto e impedire alle persone di intraprendere tali viaggi;
  • evitare che cittadini svizzeri o persone domiciliate nel nostro Paese in virtù del diritto sugli stranieri o del diritto sull’asilo compiano reati in Svizzera o correlati alla Svizzera;
  • proteggere lo spazio Schengen, ovvero le sue frontiere esterne.

Info complementari

Documenti

  • Bericht (PDF, 569.74 KB)
  • Rapport (PDF, 480.74 KB)

    (Questo documento non è disponibile in italiano)

Dossier

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 26.02.2015

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