Consenso di principio al progetto legislativo sull’integrazione

Berna. Il Consiglio federale prosegue l’attuazione del suo piano d’integrazione: in avvenire Confederazione e Cantoni svilupperanno e finanzieranno congiuntamente dei programmi d’integrazione cantonali, con il coinvolgimento dei Comuni e dei servizi specializzati. È inoltre previsto che gli stranieri che non si conformeranno agli accordi d’integrazione rischieranno la revoca del permesso di dimora. Sono questi alcuni dei punti salienti del nuovo progetto legislativo in materia d’integrazione, approvato a grandi linee in procedura di consultazione.

Mercoledì il Consiglio federale ha preso atto dei risultati della consultazione e ha incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di elaborare un messaggio all’attenzione del Parlamento per l’inizio del prossimo anno. Questo consentirà di disciplinare a livello di legge i criteri per una buona integrazione. Contemporaneamente la legge sugli stranieri prenderà il nuovo nome di legge federale sugli stranieri e sull’integrazione (LStrI).

Ulteriore sviluppo del diritto in materia di integrazione

La procedura di consultazione sulla modifica della legge federale sugli stranieri (integrazione) è durata dal 23 novembre 2011 al 23 marzo 2012. Sono pervenuti complessivamente 91 pareri. La maggior parte dei partecipanti approva l’intento di promuovere l’integrazione grazie a provvedimenti concreti. Nessuno contesta che il diritto in materia d’integrazione vada ulteriormente sviluppato.

Approvata anche l’impostazione generale del progetto legislativo che consiste nel far passare la promozione dell’integrazione per i canali della realtà quotidiana, come per esempio la scuola, la formazione, il luogo di lavoro o la vita associativa. Dove non vi siano o non siano accessibili questo tipo di strutture dovrà essere offerta una promozione specifica dell’integrazione. In quest’ottica, la Confederazione e i Cantoni svilupperanno e finanzieranno congiuntamente dei programmi cantonali d’integrazione, coinvolgendo i Comuni e i servizi specializzati interessati. Confederazione e Cantoni aumenteranno altresì i loro crediti annui per la promozione dell’integrazione fino a un importo complessivo di circa 110 milioni di franchi.

Integrazione come requisito indispensabile per il permesso di domicilio

Nella seduta di mercoledì il Consiglio federale ha reiterato che d’ora in poi il permesso di domicilio ordinario sarà rilasciato, dopo dieci anni di dimora, solo a condizione che l’interessato sia integrato. La buona integrazione conferirà addirittura un diritto al rilascio di tale permesso. I criteri per una buona integrazione sono definiti in maniera vincolante a livello di legge. Non sarà invece previsto un controllo annuo sistematico dell’integrazione, che rappresenterebbe un onere eccessivo.

I familiari di cittadini di Stati terzi (ossia non membri dell’UE/AELS) che entrano in Svizzera in virtù del ricongiungimento familiare devono conoscere o imparare una lingua nazionale. Il Consiglio federale rinuncia invece a vincolare l’autorizzazione del ricongiungimento familiare di cittadini svizzeri all’iscrizione a un corso di lingua. Infatti, ciò discriminerebbe i coniugi di cittadini svizzeri rispetto ai coniugi di cittadini dell’UE/AELS.

Accordi d’integrazione più vincolanti

Visti i pareri della consultazione, Il Consiglio federale rinuncia a obbligare i Cantoni a concludere accordi d’integrazione obbligatori in determinati casi. Le competenti autorità cantonali continuano pertanto a decidere liberamente se ricorrere o no a tale strumento. Tuttavia, il Consiglio federale raccomanda vivamente la conclusione di un siffatto accordo con le persone che presentano un profilo deficitario in termini d’integrazione.

Affinché si possano desumere i deficit integrativi, d’ora in poi le autorità amministrative, i tribunali amministrativi e le autorità di protezione dei minori e degli adulti dovranno notificare le loro decisioni alle autorità cantonali di migrazione, che dal canto loro stabiliscono successivamente se occorra o no concludere con l’interessato un accordo d’integrazione. Gli stranieri che non si conformano all’accordo d’integrazione cui hanno sottoscritto possono essere sanzionati con la revoca del permesso di dimora.

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Ultima modifica 29.08.2012

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