Migrazione dall’Africa settentrionale

La Svizzera ha alle spalle una lunga tradizione umanitaria. Nel corso dei secoli le persone perseguitate per motivi religiosi o politici hanno spesso cercato rifugio nel nostro Paese. Ancora oggi offrire protezione a persone perseguitate è uno dei compiti principali della politica d'asilo svizzera, che si rifà ai principi della Convenzione di Ginevra. La legge del 1998 sull'asilo stabilisce chi può ottenere asilo, quali sono i diritti dei rifugiati e chi può richiedere provvisoriamente protezione a causa di un pericolo grave nel proprio Paese.

Molti richiedenti l'asilo però non sono né rifugiati, né sfollati di guerra, ma migranti. Differenziare tra rifugiati e migranti è importante anche per l'attuale discussione sull'immigrazione dal Nord Africa. Dalla Tunisia arrivano in gran parte migranti economici, ovvero persone che per motivi economici lasciano il proprio Paese per cercare altrove fortuna e lavoro. Normalmente non soddisfano i requisiti per ottenere lo status di rifugiato e non possono pertanto rimanere in Svizzera. Diversa è la situazione della maggior parte delle persone in arrivo da Libia, Eritrea e Somalia: provengono da zone di guerra e hanno diritto a essere protetti in quanto rifugiati.

Il numero delle domande di asilo presentate ogni mese sulla scia dei disordini nell’Africa settentrionale si situa tra le 100 e le 430. Nel primo trimestre 2011, le domande provenienti da tali Paesi costituivano però soltanto il 44 per cento circa dell’aumento complessivo rispetto al trimestre precedente (3000 domande). Il motivo principale per l’aumento delle domande presentate da cittadini di vari Stati dell’Africa occidentale e del Corno d’Africa va inoltre ricercato nel ripristino della rotta migratoria dalla Libia all’Italia (ca. 2500 domande in più rispetto all’anno precedente, ossia il 37 % ca. dell’aumento complessivo).

Una commissione ad hoc composta da rappresentanti della Confederazione e dei Cantoni sta sviluppando piani d’intervento per affrontare un’eventuale impennata delle domande di asilo.

Nel quadro attuale la Svizzera pone l'accento sull'impegno umanitario in loco e sul dialogo con gli Stati coinvolti. Sostiene, inoltre, una procedura coordinata su scala internazionale per far sì che il sistema Dublino sia in grado di gestire eventuali pressioni straordinarie. Oltre la metà delle domande, infatti, riguardano casi che andrebbero rilevati da altri Stati. Di regola l'applicazione dell'Accordo di Dublino funziona bene, nonostante alcune piccole difficoltà.

 

Documentazione